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Il segreto dei luoghi

Montemagno e Grana sono i due antichi borghi su cui gravita Prediomagno. Siamo nel Basso Monferrato Astigiano, tra due siti Unesco: il Santuario del Sacro Monte di Crea, luogo di culto che richiama migliaia di visitatori ogni anno, e gli «infernot», le antiche cantine sotterranee scavate nella Pietra da Cantoni.
I locali della storica barricaia ospitano anche Il suggestivo “Infernot”, un’antica struttura adibita in passato alla conservazione dei cibi e dei vini, dove oggi riposano le riserve di famiglia.

Montemagno

Con il suo bellissimo e imponente castello dalle torri merlate, un tempo sede dei Marchesi del Monferrato, Montemagno svetta a 260 metri sul livello del mare: il borgo fu fondato intorno all’anno mille sulla sommità di un colle circondato da boschi, da qui il toponimo Mons magnus. Di straordinaria bellezza la chiesetta romanica di San Vittore, di cui rimangono solo il campanile e l’abside.

Grana

A pochi chilometri, Grana Monferrato, prende il nome dal torrente che scorre in valle. È in una posizione privilegiata: dal belvedere della chiesa parrocchiale si gode di una vista panoramica dalle colline fino alla catena delle Alpi. Sulla strada da Grana a Casorzo, s’incontra il Bialbero della Felicità, uno straordinario monumento botanico: un grande ciliegio che in primavera fiorisce a quattro metri di altezza sopra il tronco di un gelso secolare. I due alberi vivono in simbiosi, uniti in un prodigio naturale. Le radici del ciliegio hanno attecchito sul gelso. Il risultato sono due alberi sovrapposti, uno sull’altro. Da qualche tempo nello stesso vaso naturale creato dai rami del gelso, sta nascendo anche un sambuco.

ll Monferrato
e le dolci colline di Aleramo

Storia, colline, cultura, vigneti, natura. È il Monferrato, una terra ricca di suggestioni e di bellezza racchiusa tra due fiumi, il Po e il Tanaro. Si narra che fu la ricompensa che ricevette il coraggioso e giovane Aleramo dall’imperatore Ottone I, intorno al 950, dopo una cavalcata durata tre giorni e tre notti. Da qui, leggenda vuole anche il nome: Aleramo utilizzò un mattone per ferrare i cavalli, in dialetto «mun», che unito a «frà», ferrare, diede il nome al Monferrato.
È un su e giù di campi, vigne, prati, uliveti e boschi. Le colline qui diventano più dolci, punteggiate di affascinanti borghi, castelli medievali, antiche torri di avvistamento e chiesette romaniche. Le vigne custodiscono un patrimonio prezioso e storico di “casot”, una tipica costruzione in mattoni rossi e tufo che veniva utilizzata dai contadini per riparare gli attrezzi da lavoro o riposarsi dalle fatiche nelle ore più calde della giornata. Quel che affascina del Monferrato è anche il suo carattere un poco selvaggio dove la biodiversità è un valore: il bosco si alterna al coltivo. Da settembre a dicembre, nei boschi monferrini, si raccoglie il pregiato Tuber Magnatum Pico, il tartufo bianco.  Da secoli, il Monferrato è un’area vocata alla coltivazione della vite: i suoi terreni, ricchi di minerali e sostanze organiche, nascono dall’antico fondale marino che tra 5,5 e 3 milioni di anni fa, ricopriva queste colline. Molte le varietà di vitigni autoctoni coltivati: il Ruché, la Barbera, il Nebbiolo, il Grignolino.